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Con i lavoratori in lotta di Abbanoa!
Incontro con 37 lavoratori in
occupazione a Cagliari
a cura del PdAC, sezione di
Cagliari
Tra le tante problematiche che
negli ultimi anni si sono affacciate nel mondo del lavoro sardo c’è quella che
riguarda la ristrutturazione dei servizi di erogazione idrica. Tale
ristrutturazione è avvenuta con le solite metodologie che strizzano l’occhio
alle privatizzazioni, unificando vari enti in una Spa denominata Abbanoa. Abbiamo
intervistato alcuni dei 37 lavoratori che dal primo giugno occupano una sede
dell’ente, nel tentativo di esprimere la nostra solidarietà a chi rischia di
perdere il lavoro e per riaffermare la nostra volontà di difendere una gestione
pubblica, trasparente e condivisa delle risorse idriche.
Che mansioni ricoprono i lavoratori impegnati nella vertenza?
Dieci sono impiegati tecnici del
telecontrollo, sette operatori del call-center per il pronto intervento e venti
addetti alla lettura e alla manutenzione dei contatori. Siamo tutti più o meno
assunti da ditte d’appalto da cinque-dieci anni.
Quando sono cominciati i vostri problemi?
Fin dall’inizio della fase di
ristrutturazione e del piano industriale, nel 2007. Il tutto si è svolto
attraverso tre accordi quadro: il primo riguardava la stabilizzazione di tutti
i lavoratori che conducevano gli impianti, il secondo la stabilizzazione di chi
faceva le manutenzioni, il terzo di tutti quelli che non facevano né conduzione
né manutenzione, ovvero noi. I primi due accordi quadro sono andati in porto,
mentre quello che riguardava noi è ancora in alto mare.
Quali sono le difficoltà specifiche per far si che veniate assunti?
Il punto è che la nostra
assunzione doveva passare tramite l’istituzione di un nuovo ente interno ad
Abbanoa e dipendente dall’Autorità d’ambito, chiamato Abbanoa Servizi. Per
istituire Abbanoa Servizi vi è la necessità di due passaggi: la modifica dello
statuto dell’ente e l’approvazione dei soci. Il punto è che l’Autorità d’ambito
non autorizza la modifica dello statuto.
(Vi sentite vittime di un raggiro? Sembra quasi che siate finiti in un
limbo in cui non vi è certezza di chi
deve decidere cosa.
Proprio così, ci sentiamo in un
limbo di incertezze. Prima ci hanno detto che la modifica dello statuto doveva
essere approvata dall’Avvocatura di Stato, poi che era di competenza di un
gradino ancora superiore, poi che tale approvazione sembra non sia necessaria.
Volete lanciare un appello ai vostri dirigenti?
Noi badiamo al sodo e cerchiamo
di tenerci fuori da dispute politiche e incomprensioni tra i vari livelli
coinvolti: chiediamo solo che tutte le parti si siedano attorno a un tavolo e
trovino un accordo per farci tornare a lavorare.
11/6/2008
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