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Detassazione degli straordinari
Un altro regalo per il capitale
Francesco Doro
Cosa prevede la
normativa
Il 21
maggio 2008 si è riunito a Napoli il primo
consiglio dei ministri del nuovo governo Berlusconi. La riunione dell’esecutivo
oltre ad approvare i provvedimenti in materia di sicurezza pubblica,
diminuzione del carico fiscale, superamento dell’emergenza rifiuti a Napoli e
nell’intera regione Campania, ha reso operativa la
proposta sbandierata in campagna elettorale e tanto voluta dalla Confindustria:
la detassazione degli straordinari.
In
pratica dal 1° luglio 2008 sarà applicata in via sperimentale, per la durata di
6 mesi, con scadenza al 1° di gennaio 2009, la tassazione complessiva del 10%
sulle ore di lavoro straordinarie effettuate e sui premi aziendali legati alla
produttività, l’aliquota agevolata sarà usufruibile fino ad un limite
massimo di 3.000 euro. Il provvedimento che costerà 1
miliardo di euro riguarderà circa 9 milioni lavoratori del settore
privato con un reddito dichiarato fino a 30 mila euro. A novembre il governo ha
fissato una verifica sugli effetti della sperimentazione. In un secondo momento
saranno interessati con normativa a regime anche i dipendenti pubblici per ora esclusi.
Ma questo
provvedimento avvantaggerà i lavoratori?
Pagare di più chi lavora di più!
Questo è lo slogan che in questo periodo governo e padronato stanno ripetendo a
tamburo battente senza alcuna sosta!
Il provvedimento, finalizzato ad
incrementare la produttività del lavoro, si inserisce in un quadro in cui
l’Italia è collocata agli ultimi posti per quanto riguarda l’importo medio
delle retribuzioni nette dei lavoratori. Si calcola che la perdita di salario corrisponde
a circa 7 mila euro annui: i fattori che hanno determinato l'attuale condizione
derivano dall’abolizione della scala mobile dei salari e delle pensioni nel
1992; dall’accordo sulla concertazione del 23 luglio 1993 tra Governo,
Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, che ha vincolato le piattaforme
contrattuali alla politica economica stabilita dal governo e i salari all’inflazione
programmata, mentre la contrattazione a livello aziendale subordinava i
lavoratori agli obiettivi dell’impresa; dai ritardi dei rinnovi contrattuali; dal
mancato recupero del fiscal drag. A questo si aggiunge la perdita salariale per
giovani ed immigrati dovuta all’introduzione dei nuovi contratti precari con il
pacchetto Treu del 1997, legge Biagi del 2003 e infine con Protocollo del 23
luglio 2007. La perdita del potere d’acquisto dei salari è dovuta anche all’inflazione
cresciuta negli anni del 35%.
La detassazione degli
straordinari "incoraggia" la riforma del modello contrattuale che da
qui a breve sarà al centro del confronto tra sindacati e imprese, si determinerà
quindi una riduzione della copertura contrattuale dei lavoratori e delle
lavoratrici, soprattutto della piccola e media impresa, attraverso il
ridimensionamento del contratto nazionale, dando la preferenza, ai contratti di
zona, aziendali e, come auspicato da Confindustria, alla contrattazione
individuale.
E’ evidente che in quadro così
devastante per gli stipendi, la detassazione degli straordinari si potrà
tradurre per alcuni lavoratori nell’effettivo aumento immediato della busta
paga: si stima che ci sarebbe un aumento effettivo di 589 euro, portando
l'importo complessivo dello straordinario da 1.594 a 2.183 annui per un
lavoratore metalmeccanico con stipendio di 1.300 euro lordi al mese che
effettuasse le 250 ore previste annualmente dal contratto. Da questo “beneficio”
saranno inevitabilmente esclusi i lavoratori più deboli: quelli che fanno poche
ore straordinarie o non sono proprio in condizioni di farle (madri di famiglia,
lavoratori anziani, invalidi ecc.), questo provvedimento di natura estremamente
flessibile sarebbe conveniente alle imprese che già utilizzano lo straordinario
come strumento per evitare nuove assunzioni e quindi danneggiando l’occupazione
soprattutto dei giovani, favorendo così il crumiraggio e l’individualismo. L’aumento
di ore di lavoro comporterà un peggioramento delle condizioni dei lavoratori,
l’aumento dei rischi, degli incidenti e
degli infortuni.
Rispondiamo con il rilancio di una piattaforma rivendicativa.
Negli ultimi anni le burocrazie
sindacali hanno tenuto a freno le lotte operaie di fronte agli attacchi dei
governi e dei padroni, che hanno scaricato e intendono ancora scaricare la
crisi economica sui lavoratori. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: salari
da fame, aumento della precarietà, aumento dell’orario di lavoro, aumento di
incidenti e morti sul lavoro, rinnovi contrattuali di categoria a perdere,
ridimensionamento della contrattazione collettiva nazionale! Il padronato
ringrazia, incassa e rilancia chiedendo i contratti individuali e le gabbie
salariali!
Di fronte a questo scenario è necessario
rilanciare un fronte unico di lotta da costruire nei luoghi di lavoro, sulla
base di una piattaforma unificante e
rivendicativa che metta al centro l’emergenza salari, la riduzione di orario a
parità di salario, la lotta alla precarietà, contro gli infortuni sul lavoro e
per la salvaguardia della contrattazione nazionale,
Solo così si darà inizio alla
resistenza e alla lotta contro le politiche regressive del governo e del
padronato.
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