|
La parola agli immigrati
Intervista a Aboubakar Soumahoro,
lavoratore immigrato della Costa d’Avorio
a cura di Susanna Sedusi
Abbiamo incontrato Aboubakar all’assemblea sindacale
nazionale organizzata a Milano il 17 maggio scorso da Cub, Confederazione Cobas
e Sdl intercategoriale, un’importante iniziativa che ha visto la partecipazione
di migliaia di delegati. Dalla stragrande maggioranza degli interventi sono
emerse sia la presa d’atto della sostanziale omogeneità delle politiche dei
governi di entrambi gli schieramenti sia la forte esigenza di unità del
sindacalismo di base superando l’attuale frammentazione. L’assemblea si è
chiusa con una mozione conclusiva votata all’unanimità il cui testo è
reperibile sul nostro sito internet (www.alternativacomunista.org). Lì si può
trovare inoltre il testo di un documento diffuso all’assemblea come contributo
alla discussione dal titolo “Costruiamo su basi di classe la sinistra
sindacale” firmato da alcuni attivisti del sindacalismo extraconfederale di
diverse categorie.
L’intervento nell’assemblea di Milano di Aboubakar è stato
incisivo e coerente e ha suscitato l’entusiasmo della platea per la sua
chiarezza e determinazione, strappando un lungo applauso.
Da quanti anni sei in
Italia e quali sono state le tue esperienze di lavoro?
Sono in Italia da quasi sette anni. In questo periodo ho
cambiato mille lavori e ho conosciuto i più diversi ambienti di lavoro, dalla
raccolta nei campi al lavoro operaio di fabbrica, dal lavoro nei cantieri edili
al benzinaio ecc. ecc.
Cosa pensi della
condizione dei lavoratori in Italia ?
Penso che non ci siano distinzioni tra lavoratori italiani e
stranieri nel senso che tutti in questo momento in Italia sono sottoposti allo
sfruttamento in nome della massimizzazione dei profitti. Penso che si sia
aperta una nuova era di schiavismo. Mentre i lavoratori italiani subiscono gli
effetti della Legge 30 (tutte le forme del lavoro precario) i lavoratori
stranieri soffrono per la condizione di schiavismo che deriva dall’essere privi
del permesso di soggiorno (in Italia sono 800.000 i lavoratori stranieri in
questa condizione impiegati in diversi settori: edilizia, piccola e media
industria, lavoro domestico). Negli ultimi anni in Italia il peggioramento
delle condizioni di lavoro è generalizzato e all’ultimo anello della catena
stanno i lavoratori stranieri. La situazione attuale in Italia è caratterizzata
dall’attacco da parte del padronato in nome del rilancio dell’economia
italiana, dell’accumulazione capitalistica. In passato le rivendicazioni erano
per il miglioramento delle condizioni di lavoro, ora l’obiettivo sono i diritti
minimi, diritto di parola, diritto di organizzazione sindacale.
Qual è il ruolo del
sindacato oggi?
Il sindacato non è presente in molti luoghi di lavoro, nelle
piccole aziende; deve farsi carico delle vicende metropolitane, deve andare
nelle assemblee di quartiere, interpretare nuovi fenomeni, non può stare solo
nei posti di lavoro. Inoltre non deve piegarsi al governo e nemmeno al governo
ombra, deve fare la sua parte, deve mantenere la sua autonomia. Non deve fare
il “portatore d’acqua” con la concertazione, deve essere meno dietro le
scrivanie e più sul territorio, deve portare l’elemento della solidarietà.
Qual è la condizione
dei lavoratori in Costa d’Avorio?
La situazione dei lavoratori nel mio paese è simile a qui,
l’accumulazione di profitti non ha frontiere. Dobbiamo avere una visione
rivolta all’altra parte del mondo. Ci sono anche in Costa d’Avorio situazioni
in cui i diritti sono calpestati, condizioni di lavoro miserabili o di assoluta
schiavitù. Anche lì sono presenti tante organizzazioni sindacali ma ciò che
conta per il sindacato è mantenere l’autonomia. Si dice che la democrazia è
figlia dell’occidente, anche lì c’è democrazia ma si interpreta in vari modi.
Qual è la tua
esperienza nel sindacato in Italia?
La mia esperienza sindacale inizia nei luoghi di lavoro che
ho frequentato, che sono stati i più diversi, tutti luoghi in cui la presenza
sindacale è scarsa. Ora mi occupo del settore immigrazione per la Rdb-Cub,
faccio parte del Comitato Immigrati in Italia in cui sono presenti diverse
comunità e la cui attività è molto intensa. Le nostre principali parole
d’ordine sono: permesso di soggiorno per tutti i lavoratori stranieri e lotta
al razzismo, non solo quello degli italiani nei confronti degli stranieri bensì
anche quello tra le diverse comunità di immigrati. A questo proposito vorrei
ricordare la nostra prossima iniziativa pubblica a Napoli il 28 giugno
organizzata dal Comitato Immigrati di Napoli a cui hanno aderito numerose
associazioni e sindacati.
|