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Per l'indipendenza di classe
Una costituente
per un partito rivoluzionario
Francesco Ricci
La crisi che ha devastato la
sinistra italiana sta producendo un moltiplicarsi di "che fare?" e
una gran copia di risposte.
Con un'unica eccezione, tutte le
cure proposte per rianimare la sinistra morente sono a base di governismo.
Le costituenti governiste...
E' paradossale: il malato è in
coma per gli effetti del governismo ma i medici che gli si affannano attorno
non trovano di meglio che prescrivere altre dosi della medesima sostanza.
Lo fa la "costituente della
sinistra" di Vendola e Bertinotti che per questo incontra la simpatia sia
di una parte del Pd (D'Alema) intenzionata a riproporre un centrosinistra per
riguadagnare il governo; sia della stampa borghese ("Salvate il soldato
Fausto" scriveva Merlo su Repubblica) preoccupata della scomparsa
di un argine a sinistra che ponga al riparo le politiche padronali da una
ripresa delle lotte operaie.
Prescrive una cura di
"governismo" la "ricostituente" di Ferrero e Grassi, che
non trae alcun bilancio strategico della disfatta. Tanto che Grassi (v. sito di
Essere Comunisti) ripete che la vera causa del disastro sarebbe stata "non
avere due ministeri importanti" nel governo Prodi ("allora sì che le
cose sarebbero andate diversamente").
Cambia il medico ma non cambia la
cura spostandosi dalle parti della "costituente dei comunisti" di
Diliberto e Rizzo. Non solo non si prospetta l'uscita dalle decine di giunte in
cui questa sinistra governa con i partiti confindustriali del Pd; ma si
mantiene il medesimo progetto anche per il piano nazionale.
E così continuando nella disamina
delle cure si incontrerebbero medicinali con altri nomi ma unico rimarrebbe il principio
attivo: governare con la borghesia "progressista".
Nulla di strano: è dalla metà
degli anni Trenta che questo è il baricentro delle principali organizzazioni
della sinistra. Il movimento rivoluzionario ai tempi di Marx aveva tratto dalla
esperienza operaia della Comune la lezione della indipendenza di classe dei
lavoratori dalla borghesia e dai suoi governi come presupposto di un governo
altro, degli operai per gli operai, che poteva nascere solo da una rottura
rivoluzionaria. Ma già dalla fine dell'Ottocento, in parallelo con la crescita
di apparati burocratici, si era diffuso il morbo governista che aveva avuto il
suo tragico esito con il sostegno nel 1914 alla borghesia e ai suoi governi di
guerra. Ripartì dalla rottura con il riformismo il movimento comunista di Lenin
e Trotsky che aveva fondato sul rifiuto della collaborazione di governo con la
classe avversaria il presupposto dell'Ottobre '17. Ma lo stalinismo rimise in
giro la malattia, con gli esiti a tutti noti. I dirigenti della disfatta non
inventano nulla di nuovo, insomma. Stringono ancora al collo dei lavoratori
quel macigno che li costringe in eterno a rotolare giù dalla china, vanificando
ogni lotta, ogni parziale vittoria.
...e la costituente rivoluzionaria
C'è però una eccezione che si fa
avanti nel dibattito sulle sorti della sinistra. Ad avanzare la proposta
semplicissima ma unica e dirompente sono un gruppo di lavoratori (tra loro
dirigenti dello sciopero prolungato degli autoferrotranvieri che nel 2003 fece
scuola), sostenitori fino al 13 aprile di posizioni anche molto lontane (tra
loro qualcuno riteneva si dovesse ritentare l'esperienza di governo già fallita
per un secolo e mezzo).
Questi compagni hanno iniziato nelle
scorse settimane a far circolare, senza clamori, un testo intitolato Mai più
al governo con i padroni, appello per una costituente dei comunisti
rivoluzionari (www.costituenterivoluzionaria.org). L'Appello è girato con
il passaparola, ha raccolto adesioni nelle recenti assemblee nazionali del
sindacalismo di sinistra (Rete 28 Aprile e assemblea nazionale del sindacalismo
di base).
L'Appello dice: non è possibile
ridurre il richiamo al comunismo a un simbolo per poi riproporre la solita
minestra riformista, cioè il sostegno (interno o esterno, critico o supino) ai
governi nazionali o locali della borghesia, sostegno che anche questa volta si
è tradotto nella subordinazione degli interessi dei lavoratori a quelli dei
padroni. Facciamo tesoro dell'ennesima sconfitta arrivata il 14 aprile. Il
punto di partenza deve essere quello di rovesciare il luogo comune sullo
"sporcarsi le mani" e sulla politica come "arte del
cambiamento" nel quadro dato, e ritrovare l'indipendenza di classe dalla
borghesia e dai suoi governi. Ci vuole una costituente dei comunisti, dice
l'Appello, che del comunismo recuperi il progetto fondamentale di costruire
nelle lotte di opposizione i rapporti di forza necessari per un rovesciamento
di massa del dominio borghese per imporre un dominio operaio.
Vogliono raccogliere adesioni a
questa idea semplicissima e potentissima, organizzare dibattiti da intrecciare con
l'opposizione nelle piazze al governo Berlusconi che da Prodi ha raccolto il
testimone per proseguire le politiche contro gli operai, contro gli immigrati.
Come Alternativa Comunista
abbiamo discusso l'Appello e abbiamo deciso di sostenerlo come partito e di partecipare
a questo progetto, mettendo a disposizione il piccolo ma importante patrimonio
di militanti e di esperienza internazionalista che abbiamo accumulato in questo
nostro primo anno e mezzo di vita (siamo sezione della Lega Internazionale dei
Lavoratori che sta svolgendo in queste settimane il proprio IX congresso
mondiale che vede l'adesione di nuovi partiti che in tante parti del mondo si
costruiscono proprio sulla indipendenza di classe)
Auspichiamo che oltre a singoli
compagni anche altre organizzazioni siano disponibili a rimettersi in
discussione e a ragionare su come costruire qualcosa di nuovo a partire dalla
più comunista delle lezioni: Mai più al governo con i padroni!
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