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CACCIARE IL GOVERNO BERLUSCONI! PDF Stampa E-mail
martedì 24 febbraio 2009
CACCIARE IL GOVERNO BERLUSCONI!
Sviluppando le lotte e gli scioperi fino allo sciopero generale
 
 
 
di Antonino Marceca
 
Il governo Berlusconi, uscito dalla vittoria elettorale del blocco Pdl-Lega-Mpa nelle elezioni del 13-14 aprile 2008, fin dalla sua formazione ha dovuto conciliare le pulsioni più reazionarie e razziste della sua variegata e contraddittoria base sociale -la piccola e media borghesia industriale e commerciale, la borghesia truffaldina, affaristico e mafiosa, gli strati dirigenti del pubblico impiego- con gli interessi della grande borghesia e delle banche che alle elezioni politiche avevano sostenuto il Partito Democratico e che pochi mesi dopo si sono ritrovati nel vortice di una delle più profonde crisi capitalistiche del dopoguerra.
 
Le campagne reazionarie del governo
Il governo fin dalla sua costituzione ha dato in pasto alla propria base sociale le campagne reazionarie in tema di “sicurezza”, “federalismo fiscale”, “riforma della giustizia” e allineamento alle posizioni più retrive della Chiesa Cattolica. Ha iniziato il suo cammino con l’avvio di una campagna razzista e xenofoba all’insegna della “sicurezza”, una campagna indirizzata contro le minoranze (Rom, Sinti, ecc.), gli strati di sottoproletariato nelle grandi città (lavavetri, mendicanti) e ben presto estesa all’insieme degli immigrati. Questa campagna ha condotto alle varie ordinanze dei sindaci di amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra, alle azioni squadriste, alla militarizzazione delle città con l’impiego dell’esercito con funzioni di ordine pubblico, all’avvio del cosiddetto “Pacchetto sicurezza” e ora alle ronde costituite da ex militari e squadristi.
Su questo terreno la maggioranza ha marciato in modo compatto, mentre è stato più accidentato il cammino sul “federalismo fiscale”, che tende a salvaguardare gli interessi di quei settori di borghesia insediata nei territori a maggiore industrializzazione diffusa, e sulla “riforma della giustizia” che attraverso un maggior controllo della magistratura da parte dell’esecutivo -riforma del ruolo del Pm, eliminazione dell’obbligatorietà dell’azione penale, esclusione dei reati della pubblica amministrazione da quelli per cui sia possibile attivare le intercettazioni- mira a garantire un ampio settore, imprenditoriale e amministrativo, particolarmente corrotto, della classe dominante.
 
L’attacco  agli elementari diritti democratici dei lavoratori
Grave è l’attacco ai lavoratori e ai diritti democratici: dalle cariche della polizia contro i lavoratori che lottano in difesa del posto di lavoro alle proposte di limitazione del diritto di sciopero, dallo sbarramento al 4% nelle elezioni al Parlamento europeo al disegno di legge su etica e testamento biologico che mira a imporre una morale di Stato e di Chiesa.
Inoltre la crisi capitalistica determina un drastico peggioramento dei conti pubblici (Pil per il 2009 sotto il 2%, deficit al 3,8%, debito al 109,3%, il più alto in Europa) e se da un lato impedisce al governo di procedere come le altre potenze imperialiste, con nazionalizzazioni e consistenti finanziamenti alle banche e grandi imprese, e lo costringe a ripiegare sul sostegno alla domanda sopratutto nella filiera dell’auto e degli elettrodomestici, dall’altro attraverso una serie di interventi legislativi e tagli finanziari imprime un’accelerazione ai processi di smantellamento dell’intervento pubblico nei settori dell’istruzione, della sanità, dei servizi sociali ed assistenziali, della casa e dei trasporti.
I lavoratori pubblici subiscono la riduzione dei diritti, delle tutele e i tagli salariali della Tremonti-Brunetta (L 133/08), un contratto separato firmato da Cisl, Uil e Ugl, mentre 57 mila lavoratori precari dal 1 luglio 2009 saranno licenziati.
La scuola e l’università hanno subito un attacco pesantissimo con il licenziamento di migliaia di lavoratori precari e l’avvio dei processi di privatizzazione. La costituzione di Fondazioni di diritto privato e il Finanziamento di progetto (Project financing) sono gli strumenti giuridici e finanziari con cui procedono le privatizzazioni dei servizi: dalla scuola all’università, dai musei agli ospedali.
Intanto, dopo la truffa dei Fondi pensioni, fanno la loro comparsa i Fondi per la sanità integrativa. E il governo annuncia l’aumento dell’età pensionabile per le donne fino a 65 anni e la limitazione del diritto di sciopero nel pubblico impiego.
L’accordo quadro firmato il 22 gennaio dal governo, dalle associazioni padronali e dai sindacati complici (Cisl, Uil, Ugl, Confsal, Cisal, Sinpa) rappresenta lo strumento padronale di lungo periodo per far pagare la crisi capitalistica ai lavoratori. Questo accordo chiude la fase concertativa, aperta il 23 luglio 1993 e che ha fatto precipitare i salari italiani al livello più basso in Europa, e né apre un’altra, peggiore, che mira a distruggere la contrattazione collettiva e il contratto nazionale sia nel settore pubblico che nel settore privato. Il testo dell’accordo si apre e si chiude con la richiesta di maggiore produttività ai lavoratori, più olio di gomito e meno salario e diritti, mentre la gestione degli ammortizzatori è affidato agli enti bilaterali, garantendo per questa via la burocrazia sindacale. L’obiettivo unanime del padronato e del governo, pur permanendo elementi di tensione con la grande borghesia, come dimostrano i mancati finanziamenti alla Fiat e Unicredit, è quello di far pagare la crisi capitalistica ai lavoratori e alle masse popolari.
 
In continuità con la politica estera imperialista di Prodi
Il governo Berlusconi segue un biennio di governo Prodi contraddistinto da una politica estera imperialista, segnato dall’aumento sia delle spese che delle missioni militari, oltre che dal parere favorevole alla costruzione di una nuova e più grande base militare statunitense a Vicenza. Il governo Berlusconi procede in questa politica di aumento delle spese militari e di guerra: amplifica l’intervento coloniale in Afghanistan; conferma la missione militare in Libano a protezione di Israele; ha sostenuto la guerra di aggressione militare israeliana e si è reso disponibile all’invio di una missione militare nella Striscia di Gaza, con la medesima funzione di quella in Libano.
 
La crisi della liberaldemocrazia
Di fronte all’organicità della politica del governo, il Partito Democratico, formalmente all’opposizione, bloccato da laceranti contraddizioni interne tra le diverse anime che lo compongono, ha oscillato tra la ricerca di convergenze istituzionali e parlamentari, votando spesso le leggi proposte dall’esecutivo, e la denuncia generica e inconsistente. In questo senso la segreteria di Veltroni è stata paradigmatica. La nullità nella proposta politica connessa agli scandali nella periferia hanno portato alle sconfitte elettorali e infine alle dimissioni di Veltroni. Il nuovo segretario Franceschini che dovrebbe portare il partito al congresso il prossimo ottobre difficilmente riuscirà nell’opera di fare uscire il Pd dal limbo in cui è precipitato. Questa crisi del Pd potrebbe favorire, in parte, le sinistre riformiste che aspirano a superare lo sbarramento del 4% alle prossime elezioni europee: se non fosse che anche la socialdemocrazia è andata in frantumi (e non mostra segnali di ripresa, trattandosi di una crisi non congiunturale).
Ai lavoratori e alle masse popolari, comunque, interessa altro che le prospettive di un partito della borghesia quale è il Pd o le sorti delle burocrazie socialdemocratiche: di fronte al massacro sociale, alla riduzione degli spazi democratici e dei diritti civili è necessario che le forze politiche, sociali e sindacali del movimento operaio costruiscano un fronte unico di resistenza e di lotta finalizzato alla costruzione di uno sciopero generale, prolungato e di massa, per cacciare questo governo reazionario e aprire la strada ad un governo dei lavoratori per i lavoratori. Partendo dalla significativa inversione di tendenza e dalla ripresa della conflittualità sociale e di classe che contraddistingue, pur con ritmi diversi, tutti i Paesi d'Europa.
 
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