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A due mesi dalla rivolta di dicembre
Grecia: preludio della rivolta internazionale
contro il capitalismo in
crisi!
di Davide
Margiotta
Nel mese di dicembre la Grecia è stata
attraversata da una imponente ondata di scioperi, occupazioni e scontri con la
polizia. Le manifestazioni hanno paralizzato il Paese per settimane, con i
dimostranti che hanno in alcuni casi eretto vere e proprie barricate nelle
strade delle principali città respingendo in più di una occasione gli attacchi
dei servi del potere.
Tutto questo non è stato un evento casuale o episodico. Il brutale assassinio
del giovane Alexis da parte della polizia certo è stata la goccia che ha fatto
traboccare il vaso, ma l'eccezionale ascesa delle lotte è il frutto combinato di
anni di attacco alle condizioni di vita delle masse popolari e della crisi
capitalistica che sta investendo il pianeta.
Queste condizioni (attacco alle
conquiste del proletariato e crisi) sono comuni a tutti i Paesi del mondo. Per
questo la rivolta greca ha una importanza mondiale: rappresenta quello che
domani potrebbe accadere in qualsiasi altro posto del mondo.
La crisi
capitalistica che abbiamo di fronte non è una crisi ordinaria né congiunturale:
è la crisi di un sistema arrivato al collasso, di un sistema superato che
rischia di portare alla rovina tutta l'umanità. Da questa crisi non usciremo
così come siamo entrati. O il proletariato troverà la forza di cogliere
l'occasione per abbattere il capitalismo, o il dominio della borghesia
raggiungerà un nuovo livello di sfruttamento e di violenza.
Il governo reazionario di Nuova
Democrazia
La Grecia è uno dei Paesi più esposti alle
conseguenze della crisi: la sua economia si fonda principalmente su servizi e
turismo, i primi settori colpiti. In poche settimane il tasso di occupazione è
crollato del 30%, la laurea è diventata carta-straccia.
Il governo di Nuova
Democrazia in questi anni ha attaccato pesantemente le conquiste dei lavoratori.
Controriforma della Previdenza, riduzione dei fondi per l’Istruzione pubblica,
tagli alle spese, privatizzazioni (tra cui quella della compagnia di bandiera
Olimpica Airways), mentre per le banche in difficoltà è stato previsto un aiuto
di ben 28 miliardi di euro, in un Paese in cui una persona su cinque vive al di
sotto della soglia di povertà.
La situazione sociale è esplosiva, come
dimostra la straordinaria adesione allo sciopero generale del 10 dicembre che ha
letteralmente paralizzato il Paese. Ma in generale dal 2006 diversi sono stati
gli scioperi generali, con alcuni casi di occupazioni di fabbriche, numerose le
mobilitazioni studentesche, con occupazioni degli edifici. Scioperi importanti,
come alla Siemens, quello degli insegnanti (durato 6 settimane), o degli
operatori ecologici (4 settimane).
I sondaggi indicano chiaramente il
gradimento del governo in caduta libera. Il premier Kostas Karamanlis ha dovuto
sostituire nove dei suoi sedici ministri, compreso il ministro delle Finanze,
George Alogoskoufis. Resta al suo posto invece il ministro dell'Interno,
responsabile dell’omicidio di Alexis.
La mobilitazione
continua
Il movimento greco, nonostante il silenzio della
stampa, continua. Certo non stiamo assistendo alle eroiche barricate contro la
polizia di dicembre (ma non è detto che simili esplosioni non si ripetano anche
a breve), ma le proteste continuano.
Le manifestazioni non si sono arrestate
neppure a Capodanno.
Il 3 gennaio il popolo greco si è mobilitato contro
l’aggressione sionista a Gaza, e sempre nello stesso giorno nel quartiere dove
vive Konstantina Koúneva, la sindacalista immigrata bulgara aggredita con
l’acido solforico il 23 dicembre, gli abitanti sono scesi in strada contro la
polizia e il governo. Anche i sindacati degli insegnanti, degli studenti
universitari e medi hanno manifestato ad Atene il 9 gennaio contro il governo e
la brutalità della polizia, che come tutta risposta ha attaccato vigliaccamente
il corteo!
Il sindacato dei dipendenti pubblici ha chiamato a un blocco delle
attività per lo stesso giorno e invitato i lavoratori ad abbandonare i loro
posti di lavoro per unirsi alla manifestazione di insegnanti e studenti. Anche i
lavoratori della metropolitana sono in stato di agitazione, mentre da giorni i
contadini bloccano il principale passo autostradale del confine con la Bulgaria.
La mobilitazione continua anche nelle Università del Paese: a decine sono
tuttora occupate.
Per una prospettiva
comunista delle lotte!
I governi borghesi di tutta Europa guardano con
preoccupazione ad Atene, temendo di vedere le barricate di Atene e Salonicco
nelle proprie capitali. La crisi capitalista mina alle fondamenta la fiducia che
le masse sfruttate ripongono nelle classi dominanti. Nei prossimi mesi è
probabile che più di un incendio simile a quello greco divampi in Europa e nel
mondo intero.
Manifestazioni e scioperi in questi giorni (nel silenzio
assordante dei media) sono all'ordine del giorno: Islanda, Francia, Regno Unito,
Russia, e chi più ne ha più ne metta.
E’ necessario però che questa rabbia
sia incanalata in qualcosa di costruttivo e organizzato. Trotsky riassunse
questo concetto efficacemente così: "Senza un'organizzazione dirigente,
l'energia delle masse si volatilizzerebbe come il vapore non racchiuso in un
cilindro a pistone. Eppure il movimento dipende dal vapore e non dal cilindro o
dal pistone". Nella nostra epoca, l’organizzazione dirigente non può che
essere un partito comunista rivoluzionario, cioè trotskista.
Oggi ancora
questo partito non esiste, nemmeno in Grecia. I socialisti del Pasok non hanno
nulla da offrire alle masse in lotta, limitandosi a chiedere elezioni
anticipate, con l’unico fine di occupare quelle stesse poltrone che oggi
occupano i politici di Nuova Democrazia, per proseguire le stesse politiche di
lacrime e sangue per lavoratori e studenti. Il partito comunista stalinista del
Kke si lamenta di quelli che chiama “provocatori”, includendo in questa
definizione tutti, provocatori veri e giovani in rivolta, salvo poi, sotto la
pressione della propria base, dover riconoscere che si tratta di un movimento
generato dal profondo malcontento popolare. Mentre Syriza, una coalizione di
partiti di sinistra ed ecologisti e di attivisti di sinistra che non
appartengono a nessun partito, seppur porti avanti, almeno per il momento, una
politica di rifiuto di accordi elettorali e di governo coi socialdemocratici,
presenta comunque forti limiti. Programmatici (come il suo rifiuto di costruire
il partito rivoluzionario e il continuo appellarsi al Kke per “sposatarlo a
sinistra”) e di costruzione (punta a una generica unità della sinistra,
ammettendo al suo interno gli elementi riformisti).
E’ necessaria
l’unificazione di tutte queste vertenze e la creazione di una piattaforma
generale in grado di mobilitare tutti i settori in lotta per rovesciare il
governo reazionario di Karamanlis e sostituirlo con un governo dei lavoratori
per i lavoratori.
Un importante passo in questa direzione è stato l’incontro
di tutti questi settori in sciopero e in lotta previsto per il 12 gennaio
incontro per discutere l’indizione di uno sciopero di 24 ore e pianificare il
seguito della lotta.
E' questa la prospettiva in cui si muovono i nostri
compagni dell'Okde-Ep.
La situazione che abbiamo di fronte (in tutto il
mondo) è oggettivamente una situazione potenzialmente rivoluzionaria, ma al
proletariato manca tragicamente quella “organizzazione dirigente” in grado di
salvare il futuro dell’umanità rovesciando il capitalismo e la sua
barbarie.
Questa organizzazione dirigente oggi più che mai non può che essere
internazionale. La Lit (Lega internazionale dei lavoratori) lotta ogni giorno
contro il tempo affinché le battaglie dei prossimi anni non siano disperse
tragicamente perché prive di una prospettiva e di un programma
rivoluzionari.
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