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1919: come i comunisti tedeschi rispondevano alla crisi del
capitalismo
A NOVANT'ANNI DALLA GLORIOSA INSURREZIONE
DEGLI OPERAI
BERLINESI
Alla metà di gennaio del 1919, novanta anni fa, il
governo "di sinistra" tedesco (diretto dagli antenati della attuale sinistra
governista) reprimeva per conto della borghesia l'insurrezione dei lavoratori a
Berlino e uccideva, tra gli altri, i due principali dirigenti comunisti: Rosa
Luxemburg e Karl Liebnecht. Ricordiamo quei fatti lontani, densi di insegnamenti
per l'oggi.
di Ruggero Mantovani
Barricate a Berlino durante la
rivoluzione del 1918-1919
“Nessun inganno, nessuna ipocrisia: il dado è
tratto. Il cretinismo parlamentare era in passato debolezza, oggi è ambiguità,
domani sarà tradimento del socialismo (…). Oggi la storia ci pone davanti ad una
precisa alternativa: o democrazia borghese o democrazia socialista (...)”
(1).
Tra il novembre 1918 e il gennaio
1919 matura in Germania una rivoluzione che avrebbe potuto cambiare la rotta
della storia.
Ma se la disfatta degli eserciti germanici, nella prima guerra
mondiale, produsse le prime rivolte dei soldati, la caduta della monarchia
generò “un governo a due facce” (2): un governo composto da quella
socialdemocrazia che nel 1914, votando i crediti di guerra e schierandosi con le
borghesie nazionali, aveva provocato la prima grande mattanza del proletariato
europeo.
L’imbroglio del governo socialdemocratico di
Ebert
La Spd (Partito socialdemocratico tedesco) nella
controrivoluzione tedesca, come vedremo, gioca un ruolo fondamentale, malgrado
nel 1917, con l’acutizzarsi delle sue contraddizioni interne maturate dopo il
1914 (ma che avevano la propria base oggettiva fin dalla sua nascita (3) nelle
impostazioni revisioniste affinate da Bernstein e successivamente dal rinnegato
Karl Kautsky), subisse una scissione della sua ala sinistra che andava a
costituire la Uspd (Partito indipendente socialdemocratico tedesco) in cui
convergevano, oltre ai centristi kautskiani, anche la Lega di Spartaco e gli Ikd
(Comunisti internazionalisti di Germania) pur mantenendo questi ultimi due,
comunque, una netta autonomia politica.
La maggioranza dei leader
"indipendenti" (questo il nome attribuito alla Uspd) non aveva ancora rotto i
legami con le masse, ma formata alla scuola fatalista del quasi marxismo
kautskiano, considerava il divenire storico come un processo graduale e
ineluttabile. Questi dirigenti centristi temevano la forza elementare della
rivoluzione, “del grande fiume che rompe gli argini”: essi volevano che la
rivoluzione li portasse al socialismo in modo “giudizioso”. Ma la rivoluzione
concede una sola scelta: pro o contro. Non esiste una terza via.
Come tutti
i centristi di ogni tempo, oscillando costantemente tra la scolastica
rivoluzionaria e l’adattamento all’esistente, divennero così marionette della
controrivoluzione. Certamente molti di essi in Germania nel 1918-1919 tradirono
per debolezza (oggi si direbbe “in buona fede”): ma tradisce anche chi si lascia
tradire.
Il governo retto da Ebert, nato dai primi tumulti rivoluzionari
nell'autunno 1918, si rivela da subito un’arma potentissima contro l’avanzare
del bolscevismo in Germania.
“La rivoluzione era esplosa [... ma] i sovrani
non vennero trascinati al patibolo, furono gentilmente invitati a rinunciare al
trono. I maggiori responsabili dei vecchi regimi quando scoprirono il reale
carattere dei 'capi rivoluzionari' rialzarono la testa. Il socialismo divenne di
moda e, miracolo, tutti si scoprirono socialisti” (4)
L’esperienza delle
prime settimane di rivoluzione fu comunque sufficiente per raccogliere attorno
alle parole d’ordine della Lega di Spartaco (diretta da Karl Liebnecht e Rosa
Luxemburg) una solida avanguardia e per far svanire in ingenti masse operaie la
cieca fiducia nel governo Ebert, che enfaticamente si definiva dei “commissari
del popolo”.
Ma prima che gli operai potessero effettivamente riunirsi in un
partito rivoluzionario saldo e ben organizzato, la classe operaia fu ingannata e
trascinata in battaglie destinate alla sconfitta. Così nel momento in cui
comincia ad avanzare la rivoluzione, gli spartachisti, a differenza dei
bolscevichi russi, non disponevano ancora di un partito radicato.
La Lega di
Spartaco e i Comunisti internazionalisti di Germania escono dalla Uspd e il 30
dicembre con altri piccoli gruppi costituiscono il Partito comunista tedesco
(Kpd), un’impresa a cui lavorarono da subito con entusiasmo ma che fu interrotta
sul nascere da grandi avvenimenti.
In particolare Rosa Luxemburg sa
perfettamente che l’esito della rivoluzione sarebbe stato determinato dal
radicamento del partito nelle masse politicamente attive: “noi siamo ancora ai
principi della rivoluzione" (asserì nel suo intervento al congresso fondativo) e
la conquista dell’ avanguardia del proletariato più combattivo doveva passare
ancora per innumerevoli prove.
L’ingenuità e l’entusiasmo dei quadri più
giovani (che ad esempio al congresso misero in minoranza la Luxemburg sulla
questione della partecipazione alle elezioni), svelavano la natura di un partito
ancora troppo fragile per affrontare una grande rivoluzione e dei nemici
spietati fuori e dentro le organizzazioni operaie.
L’assassinio di Rosa e Karl
Il 4 gennaio del
1919, l’allontanamento del socialdemocratico Eichorn, insediato dalla
rivoluzione nella funzione di capo della polizia di Berlino, produce una
imponente reazione di piazza.
La fragilità del Kpd fu determinante: nel
comitato rivoluzionario provvisorio Karl Liebkencht, in rappresentanza degli
spartachisti, firma un appello che annuncia l’insurrezione: la reazione della
borghesia non si fa attendere: il suo governo socialdemocratico conferisce pieni
poteri al socialdemocratico Noske per fare (come dichiarò lui stesso) “il cane
sanguinario per soffocare il bolscevismo”.
L’accanimento nei confronti degli
spartachisti si fece sempre più violento e palese. A cosa miravano le ingiurie,
i sospetti, le calunnie, l’incitamento all'assassinio dei suoi capi, lo
spiegherà Rosa Luxemburg sulle colonne della Rote Fahne: "oggi sono
altri, quelli a cui giova la paura, il governo del terrore e l’anarchia: sono i
signori borghesi che tremano per le loro ricchezze e per i loro privilegi per la
proprietà e per il potere che ne ricavano”. L’organo centrale della Spd è il
cuore della grande battuta di caccia controrivoluzionaria contro la Lega
Spartaco.
Certamente gli spartachisti fecero degli errori e probabilmente
all’interno del gruppo dirigente non tutti erano pienamente convinti
dell’insurrezione: i tempi, però, non furono determinati dai comunisti tedeschi
i quali vennero travolti da un’insurrezione, proclamata dai centristi della
Uspd, una parte dei quali, con la mediazione di Kautsky, subito dopo avviavano
le trattative col governo Noske.
L’inesorabile accade. L’insurrezione viene
soffocata nel sangue. Ma non basta. Il governo Noske assolda i “corpi franchi”
(che in gran parte finiranno negli anni Trenta nelle bande hitleriane) per
eliminare definitivamente le menti dello spartachismo.
Sulla testa di Rosa e
di Karl viene messa una taglia di centomila franchi: una volta arrestati vengono
uccisi.
Alla Luxemburg è fracassata la testa dal soldato Runge col calcio del
fucile. Poi il tenente Vogel le spara un colpo nel cranio prima di gettarla nel
canale del ponte Liechtenstein.
Karl Liebkencht è ucciso con un colpo alla
fronte dalla banda del capitano Pabst.
Eliminati i comunisti, il 19 gennaio,
in piena controrivoluzione, le elezioni dell’Assemblea costituente videro la
vittoria dell’Spd: Ebert divenne presidente del Reich, il governo passò nelle
mani di Scheidemann sostenuto da una coalizione composta dalla Spd e dai partiti
borghesi.
Dopo qualche mese, in aprile del 1919 vennero sciolti i Consigli
degli operai e dei sodati: l’ordine capitalistico è infine
ristabilito.
In
conclusione
La rivoluzione che si è sviluppata in Germania
nel biennio 1918-1919, al di là degli esiti, rappresenta un precedente
pericoloso per le classi dominanti e per le sue agenzie, riformiste e centriste,
nel movimento operaio.
Questa rivoluzione avrebbe potuto scompaginare
l’imperialismo e risolvere l’isolamento della Russia bolscevica, da cui poteva
dipendere l’avanzare del socialismo in Europa.
Il capitalismo vinse,
anzitutto, perché in Germania mancava, malgrado lo straordinario coraggio di
quei rivoluzionari, un partito comunista radicato e ben sperimentato nella lotta
di classe.
Quel partito necessario e insostituibile per dirigere, nella
prospettiva storica, la più imponente rivoluzione proletaria: l’unica che può
mettere fine alle barbarie in cui l’agonia capitalista sta trascinando
l’umanità.
Note
(1) Rosa Luxemburg,
in un articolo pubblicato sulla Rote Fahne il 20 novembre.
(2)
Pierre Broué, Rivoluzione in Germania 1917-1923 (Einaudi, 1977).
(3)
K Marx, Critica al programma di Gotha (Massari Editore, 2008)
(4)
Paul Frolich, Rudolf Lindau, e al., Rivoluzione e controrivoluzione in
Germania, 1918-1920. (Ed. Pantarei, 2001).
PER CONOSCERE LA
RIVOLUZIONE TEDESCA
Qualche
suggerimento di lettura
a cura di Francesco
Ricci
Sul prossimo numero di Progetto
Comunista (in uscita a breve) potrete leggere un ampio articolo di Ruggero
Mantovani sulla rivoluzione tedesca. Chi volesse può poi cercare qualcuno dei
libri che qui indichiamo.
a) Per conoscere bene la rivoluzione
tedesca il testo fondamentale è P. Broué: Rivoluzione in Germania, 1917 -
1923. (Einaudi, 1977). E' un volume di grandi dimensioni ma analizza in
termini marxisti l'intero periodo ed è scritto dal miglior storico trotskista
(autore anche della bellissima biografia di Trotsky: La rivoluzione
perduta, Bollati Boringhieri, 1991).
Un altro ottimo testo è: P.
Frolich, R. Lindau e al.: Rivoluzione e controrivoluzione in Germania,
1918-1920 (ed. Pantarei, 2001).
b) Chi voglia approfondire leggendo i
documenti originali ne trova una raccolta con un buon apparato di note in:
AA.VV., La rivoluzione tedesca 1918-1919. I consigli operai e il tradimento
della socialdemocrazia (Feltrinelli, 1969).
c) I principali dirigenti della
rivoluzione tedesca furono Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht. Gli scritti della
Luxemburg si trovano in varie edizioni e raccolte sia degli Editori Riuniti
(Scritti politici, 1967) che Einaudi (Scritti scelti, 1975). I
più importanti testi di Liebnecht sono invece in: K. Liebnecht, Scritti
politici (Feltrinelli, 1971).
d) Due buone biografie della
Luxemburg sono: Paul Frolich, Rosa Luxemburg (Rizzoli, 1987),
facilmente reperibile e la monumentale (e difficile da reperire) Rosa
Luxemburg in due volumi di P.J. Nettl (Il Saggiatore, 1970).
e) Trotsky ha scritto vari articoli
per salvare la memoria politica della Luxemburg contro le falsificazioni
staliniste. Ricordiamo in particolare:“Giù le mani da Rosa Luxemburg!",
pubblicato in italiano nell'antologia Scritti 1929-1936 (Einaudi, ‘62);
e "Rosa Luxemburg e la Quarta Internazionale" (giugno '35), quest'ultimo si
trova (insieme al primo e ad altri testi interessanti) nel quaderno Rosa
Luxemburg: difesa e critica di una rivoluzionaria pubbicato dal Centro
Studi Pietro Tresso.
Diversi di questi testi sono ormai
fuori catalogo ma possono essere trovati sia nelle biblioteche pubbliche sia
acquistati su siti di libri usati: www.maremagnum.com (che è un consorzio
di librerie antiquarie) o anche (e spesso a prezzi bassi) nella sezione libri
di e-bay.
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