Quando viene
affermato che la tregua di sei mesi è stata rotta da Hamas (tesi peraltro
sostenuta dallo stesso presidente collaborazionista Mamhoud Abbas), si afferma
il falso. Le forze israeliane durante la “tregua” hanno ucciso a Gaza almeno 40
palestinesi. Hamas ha ripreso il lancio di razzi Kassam (in verità alcuni botti
di Capodanno possono essere più pericolosi) unicamente perché Israele ha
rifiutato di togliere l’assedio a Gaza come condizione per rinnovare la
“tregua”.
Sempre durante la “tregua” l’embargo genocida imposto da Israele,
dall’imperialismo mondiale e dall’Egitto ha massacrato gli abitanti della
Striscia di Gaza come ora fanno i bombardamenti dell’aviazione e le cannonate
dell’esercito.
Human Rights Watch ha accusato Israele di utilizzare munizioni
al fosforo bianco, ma sulla stampa e nei Tg trovano spazio le ridicole
argomentazioni israeliane secondo cui Hamas starebbe usando i civili come scudi
umani.
Ad oggi sono oltre 900 i palestinesi massacrati dall’inizio
dell’offensiva sionista e il numero aumenta ora dopo ora, incluso un gran numero
di pericolosi terroristi tra i 6 mesi e i 12 anni.
Nonostante questo immane
sforzo propagandistico le manifestazioni di solidarietà alla causa palestinese
si moltiplicano in tutto il mondo, e persino Renato Mannheimer, sul Corriere
della Sera, ha dovuto certificare come la maggioranza degli italiani si
senta più vicina ai palestinesi che agli israeliani.
Il sionismo non può tollerare
Gaza
Come abbiamo scritto in tanti altri
articoli e risoluzioni, Israele è uno Stato artificiale, creatura
dell’imperialismo mondiale nelle terre strategiche del Medioriente, suo
avamposto militare.
Per garantire la sua esistenza lo Stato ebraico (Stato
confessionale) deve necessariamente attuare una politica espansionista
all’esterno, attuando una politica di pulizia etnica dei palestinesi, e
duramente repressiva di ogni dissenso all’interno, in una società la cui
economia è dominata dalle spese militari.
Gaza rappresenta la invincibile
volontà di liberazione del popolo palestinese. La vittoria di Hamas, la cui
roccaforte è nella Striscia, alle elezioni del 2006, ha significato proprio
questo: il rifiuto dei palestinesi della politica collaborazionista della
vecchia direzione di Al Fatah.
Nonostante gli appelli alla lotta e il rifiuto
di riconoscere Israele, Hamas nei fatti ha sempre portato avanti una politica di
unità con i collaborazionisti di Al Fatah, come dimostrato dai vari tentativi
per formare un governo di unità nazionale prima del tentato golpe organizzato da
Abbas che ha costretto l’organizzazione islamica a rompere gli indugi ed
espellere da Gaza le forze di Abbas e Abu Mazen. Al di là del nostro giudizio su
Hamas, che resta una forza reazionaria e anticomunista, questo fatto ha avuto
una grande importanza storica: ha rappresentato la liberazione di Gaza dalle
forze collaborazioniste e una dura sconfitta per Israele e l’imperialismo
mondiale.
Ecco perché la situazione nella Striscia di Gaza non può essere
tollerata dal sionismo.
Il piano
franco-egiziano
Sempre più spesso i peggiori
reazionari del mondo si appellano accoratamente al “piano franco-egiziano” per
fermare la “guerra" in atto (che in realtà è un massacro unilaterale).
Il
piano è sponsorizzato dal presidente francese Nicolás Sarkozy, cioè colui che
definì i giovani in rivolta delle banlieus “feccia” e da quello
egiziano Hosni Mubarak, cioè un fantoccio filoimperalista, complice dell’embargo
genocida a Gaza avendo bloccato le frontiere con la Palestina e preoccupato
soprattutto di annientare Hamas (parente dell’organizzazione dei Fratelli
musulmani, la principale opposizione interna al suo regime) e ogni movimento di
massa che possa cambiare lo status quo in Medioriente.
Si tratta in
realtà di un piano reazionario, che comprende il cessate il fuoco per un periodo
limitato per consentire l'apertura di corridoi umanitari, l’apertura della
frontiera tra Egitto e Gaza, ma a fronte di fatto dell’invio di una forza
internazionale (su cui il ministro degli Esteri italiano Frattini si è già detto
disponibile) e/o delle forze dell’Autorità nazionale Palestinese di Abbas,
espulse dalla Striscia dopo il tentato golpe come già ricordato, per impedire il
riarmo di Hamas.
E’ del tutto evidente che nessun piano presentato
dall’imperialismo mondiale o dai suoi agenti diretti può rappresentare una
vittoria per il popolo palestinese.
Viva la resistenza
palestinese!
Il Partito di Alternativa comunista e
la Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale (Lit-Ci) sono
incondizionatamente a fianco del popolo palestinese.
La sua lotta eroica è la
lotta di tutti i popoli sottomessi del pianeta. Persino in condizioni così
impari riesce a tenere testa all’invasore, a volte persino a portare imboscate
vittoriose contro l’occupante.
Ancora oggi, l’unica soluzione reale alla
questione palestinese è la distruzione dello Stato sionista di Israele e la
costruzione di una Palestina unica, laica e socialista in cui siano garantiti i
diritti alla minoranza ebraica, nell’ottica di una Federazione socialista del
Medioriente, che spazzi via i vari regimi fantoccio filo-imperialisti della
regione.
L’imperialismo mondiale è in un momento di estrema debolezza: la
crisi economica, le sconfitte militari americane in Iraq e Afhganistan, la
sconfitta di Israele in Libano, le rivolte in Sudamerica e quella in Grecia, le
numerose manifestazioni in favore della resistenza palestinese sono solo alcuni
esempi dello sgretolamento dell’ordine mondiale capitalista che pareva
invincibile dopo il crollo dell’Urss.
Tutti questi elementi sono tra loro
strettamente correlati in un mondo globalizzato come quello di oggi. E’
possibile sconfiggere Israele, come è possibile sconfiggere
l’imperialismo.
Facciamo appello a tutte e tutti a partecipare alla
manifestazione nazionale per la causa palestiense indetta per questo sabato a
Roma. La buona riuscita della quale ha ora più che mai una importanza
enorme.
sabato 17 gennaio
Roma h. 15,30 Piazza Vittorio (vicino
stazione Termini)
manifestazione nazionale per la Palestina
il Pdac
aderisce e dà appuntamento ai propri militanti e simpatizzanti dalle ore 13 in
poi in Piazza Vittorio, angolo via Statuto, davanti ai grandi magazzini
M.A.S.