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La democrazia borghese mostra cosa
intende per “ordine e sicurezza”
UNA PROSPETTIVA
COMUNISTA PER LA GRECIA IN FIAMME!
di Davide Margiotta
In questi giorni hanno fatto
irruzione su giornali e Tg le straordinarie mobilitazioni greche seguite al
brutale assassinio del giovane Alexis da parte della polizia.
L'autodifesa dei manifestanti
che costringono la polizia a indietreggiare.
L’informazione
borghese ha prima dato grande risalto agli scontri di piazza, senza dare una
reale spiegazione del perché questi scontri avvenivano (al di là dell’evento
scatenante dell’uccisione di Alexis); ora cerca di accreditare l'idea che stia
tornando la quiete. Ma così non è, anche ieri sono continuati gli scontri
ovunque: nelle piazze, davanti al parlamento. I manifestanti -spesso
giovanissimi- resistono alle violente cariche della polizia (che fa ampio uso di
gas come al G8 di Genova) e spesso la costringono a ritirarsi a colpi di
molotov.
Se è vero che l'uccisione di Alexis è
stata la “goccia che fa traboccare il vaso”, è anche vero che da molto prima la
Grecia era attraversata da una grande ventata di proteste studentesche e
scioperi (l’ultimo è stato il decimo sciopero generale dall’insediamento del
governo conservatore di Costas Karamanlis).
Le barricate e i pesanti scontri
con la polizia che abbiamo visto ad Atene, Salonicco e nelle altre principali
città sono scene che in molti credevano essere in Europa un ricordo del passato.
Ma nei prossimi mesi è probabile che le masse sfruttate e impoverite del Vecchio
Continente appicchino più di un altro incendio simile a quello greco. Per questo
i governi borghesi di tutta Europa guardano con preoccupazione ad
Atene.
Un governo
reazionario
Il governo di Nuova Democrazia ha fatto di tutto
in questi anni per farsi odiare dalla gioventù e dalle masse popolari:
controriforma della Previdenza, riduzione dei fondi per l’Istruzione pubblica,
tagli alle spese, privatizzazioni (tra cui quella della compagnia di bandiera
Olimpica Airways), mentre per le banche in difficoltà è stato previsto un aiuto
di ben 28 miliardi di euro, in un Paese in cui una persona su cinque vive al di
sotto della soglia di povertà.
Lo sciopero generale del settore pubblico e
privato del 10 dicembre ha paralizzato il Paese. Per le strade di Atene hanno
sfilato due cortei, uno dei sindacati e l’altro del Partito comunista. Finiti i
comizi, è esplosa nuovamente la rabbia della gioventù, con scontri avvenuti
significativamente davanti al parlamento.
I mass-media borghesi hanno fatto a
gara nel rappresentare la rivolta greca come un’eruzione di violenza gratuita di
un manipolo di anarchici e giovani deviati, ma la realtà è che la situazione
sociale è esplosiva, come dimostra la straordinaria adesione allo sciopero
generale che ha letteralmente paralizzato il Paese.
I sondaggi indicano
chiaramente il gradimento del governo in caduta libera a causa della gestione
dell’ondata di proteste e per l’uso brutale della repressione. La gravità della
situazione (per padronato e oligarchia finanziaria!) è ben riassunta dalle
parole dell’arcivescovo cattolico di Atene: “Temo che questo disordine sia
l’inizio di una serie, perché la crisi economica porterà altri problemi in
Grecia. E se il Governo non prenderà delle misure risolutive, temo che avremo,
anche in futuro, fenomeni simili”.
Per una prospettiva delle
lotte!
In ogni grande crisi si sviluppano
ondate di protesta violente, spesso prive di una reale prospettiva, in cui a
predominare è un confuso sentimento di rabbia e indignazione. Le masse a volte
vanno “troppo avanti”. Fatte le dovute proporzioni, è quello che avvenne anche
in Russia durante il periodo che portò dalla Rivoluzione di febbraio a quella di
ottobre nei giorni che sono passati alla storia come le “giornate di luglio”,
quando l’impazienza popolare portò a sanguinosi scontri con le forze dell’ordine
borghese senza essere realmente preparati allo scontro finale, rischiando di far
naufragare il movimento rivoluzionario sotto il peso della repressione.
La
rabbia dei giovani è pienamente giustificata, ma è necessario che questa rabbia
sia incanalata in qualcosa di costruttivo e organizzato. Trotsky riassunse
questo concetto efficacemente così: "Senza un'organizzazione dirigente,
l'energia delle masse si volatilizzerebbe come il vapore non racchiuso in un
cilindro a pistone. Eppure il movimento dipende dal vapore e non dal cilindro o
dal pistone". Nella nostra epoca, l’organizzazione dirigente non può che
essere un partito comunista rivoluzionario, cioè trotskista.
Oggi ancora
questo partito non esiste, nemmeno in Grecia. I socialisti del Pasok non hanno
nulla da offrire alle masse in lotta, limitandosi a chiedere elezioni
anticipate, con l’unico fine di occupare quelle stesse poltrone che oggi
occupano i politici di Nuova Democrazia, per proseguire le stesse politiche di
lacrime e sangue per lavoratori e studenti. Il partito comunista stalinista del
Kke si lamenta di quelli che chiama “provocatori”, includendo in questa
definizione tutti, provocatori veri e giovani in rivolta. Mentre Syriza, una
coalizione di partiti di sinistra ed ecologisti e di attivisti di sinistra che
non appartengono a nessun partito, seppur porti avanti, almeno per il momento,
una politica di rifiuto di accordi elettorali e di governo coi
socialdemocratici, presenta comunque forti limiti. Programmatici (come il suo
rifiuto di costruire il partito rivoluzionario e il continuo appellarsi al Kke
per “sposatarlo a sinistra”) e di costruzione (punta a una generica unità della
sinistra, ammettendo al suo interno gli elementi riformisti).
E’ necessario
costruire la massima unità di studenti e lavoratori allo scopo di rovesciare il
governo di Karamanlis, con la prospettiva di sostituirlo non con un governo di
centrosinistra che porterebbe avanti le stesse identiche politiche, ma con un
governo di lavoratori per i lavoratori! E' questa la prospettiva in cui si
muovono i nostri compagni dell'Okde-Ep (di cui abbiamo pubblicato nei giorni
scorsi una corrispondenza sul nostro sito web).
La situazione che abbiamo di
fronte (in tutto il mondo) è oggettivamente una situazione potenzialmente
rivoluzionaria, ma al proletariato manca tragicamente quella “organizzazione
dirigente” in grado di salvare il futuro dell’umanità rovesciando il capitalismo
e la sua barbarie.
Questa organizzazione dirigente oggi più che mai non può
che essere internazionale. La Lit (Lega internazionale dei lavoratori) lotta
ogni giorno contro il tempo affinché le battaglie dei prossimi anni non siano
disperse tragicamente perché prive di una prospettiva e di un programma
rivoluzionari.
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