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UNA PROSPETTIVA COMUNISTA PER LA GRECIA IN FIAMME! PDF Stampa E-mail
sabato 20 dicembre 2008
La democrazia borghese mostra cosa intende per “ordine e sicurezza”
UNA PROSPETTIVA COMUNISTA PER LA GRECIA IN FIAMME!


 
 
 
di Davide Margiotta
 
In questi giorni hanno fatto irruzione su giornali e Tg le straordinarie mobilitazioni greche seguite al brutale assassinio del giovane Alexis da parte della polizia.  
 
grecia 3

L'autodifesa dei manifestanti che costringono la polizia a indietreggiare.
 
 
L’informazione borghese ha prima dato grande risalto agli scontri di piazza, senza dare una reale spiegazione del perché questi scontri avvenivano (al di là dell’evento scatenante dell’uccisione di Alexis); ora cerca di accreditare l'idea che stia tornando la quiete. Ma così non è, anche ieri sono continuati gli scontri ovunque: nelle piazze, davanti al parlamento. I manifestanti -spesso giovanissimi- resistono alle violente cariche della polizia (che fa ampio uso di gas come al G8 di Genova) e spesso la costringono a ritirarsi a colpi di molotov.
Se è vero che l'uccisione di Alexis è stata la “goccia che fa traboccare il vaso”, è anche vero che da molto prima la Grecia era attraversata da una grande ventata di proteste studentesche e scioperi (l’ultimo è stato il decimo sciopero generale dall’insediamento del governo conservatore di Costas Karamanlis).
Le barricate e i pesanti scontri con la polizia che abbiamo visto ad Atene, Salonicco e nelle altre principali città sono scene che in molti credevano essere in Europa un ricordo del passato. Ma nei prossimi mesi è probabile che le masse sfruttate e impoverite del Vecchio Continente appicchino più di un altro incendio simile a quello greco. Per questo i governi borghesi di tutta Europa guardano con preoccupazione ad Atene.
 
 
Un governo reazionario
Il governo di Nuova Democrazia ha fatto di tutto in questi anni per farsi odiare dalla gioventù e dalle masse popolari: controriforma della Previdenza, riduzione dei fondi per l’Istruzione pubblica, tagli alle spese, privatizzazioni (tra cui quella della compagnia di bandiera Olimpica Airways), mentre per le banche in difficoltà è stato previsto un aiuto di ben 28 miliardi di euro, in un Paese in cui una persona su cinque vive al di sotto della soglia di povertà.
Lo sciopero generale del settore pubblico e privato del 10 dicembre ha paralizzato il Paese. Per le strade di Atene hanno sfilato due cortei, uno dei sindacati e l’altro del Partito comunista. Finiti i comizi, è esplosa nuovamente la rabbia della gioventù, con scontri avvenuti significativamente davanti al parlamento.
I mass-media borghesi hanno fatto a gara nel rappresentare la rivolta greca come un’eruzione di violenza gratuita di un manipolo di anarchici e giovani deviati, ma la realtà è che la situazione sociale è esplosiva, come dimostra la straordinaria adesione allo sciopero generale che ha letteralmente paralizzato il Paese.
I sondaggi indicano chiaramente il gradimento del governo in caduta libera a causa della gestione dell’ondata di proteste e per l’uso brutale della repressione. La gravità della situazione (per padronato e oligarchia finanziaria!) è ben riassunta dalle parole dell’arcivescovo cattolico di Atene: “Temo che questo disordine sia l’inizio di una serie, perché la crisi economica porterà altri problemi in Grecia. E se il Governo non prenderà delle misure risolutive, temo che avremo, anche in futuro, fenomeni simili”.
 
 
Per una prospettiva delle lotte!
In ogni grande crisi si sviluppano ondate di protesta violente, spesso prive di una reale prospettiva, in cui a predominare è un confuso sentimento di rabbia e indignazione. Le masse a volte vanno “troppo avanti”. Fatte le dovute proporzioni, è quello che avvenne anche in Russia durante il periodo che portò dalla Rivoluzione di febbraio a quella di ottobre nei giorni che sono passati alla storia come le “giornate di luglio”, quando l’impazienza popolare portò a sanguinosi scontri con le forze dell’ordine borghese senza essere realmente preparati allo scontro finale, rischiando di far naufragare il movimento rivoluzionario sotto il peso della repressione.
La rabbia dei giovani è pienamente giustificata, ma è necessario che questa rabbia sia incanalata in qualcosa di costruttivo e organizzato. Trotsky riassunse questo concetto efficacemente così: "Senza un'organizzazione dirigente, l'energia delle masse si volatilizzerebbe come il vapore non racchiuso in un cilindro a pistone. Eppure il movimento dipende dal vapore e non dal cilindro o dal pistone". Nella nostra epoca, l’organizzazione dirigente non può che essere un partito comunista rivoluzionario, cioè trotskista.
Oggi ancora questo partito non esiste, nemmeno in Grecia. I socialisti del Pasok non hanno nulla da offrire alle masse in lotta, limitandosi a chiedere elezioni anticipate, con l’unico fine di occupare quelle stesse poltrone che oggi occupano i politici di Nuova Democrazia, per proseguire le stesse politiche di lacrime e sangue per lavoratori e studenti. Il partito comunista stalinista del Kke si lamenta di quelli che chiama “provocatori”, includendo in questa definizione tutti, provocatori veri e giovani in rivolta. Mentre Syriza, una coalizione di partiti di sinistra ed ecologisti e di attivisti di sinistra che non appartengono a nessun partito, seppur porti avanti, almeno per il momento, una politica di rifiuto di accordi elettorali e di governo coi socialdemocratici, presenta comunque forti limiti. Programmatici (come il suo rifiuto di costruire il partito rivoluzionario e il continuo appellarsi al Kke per “sposatarlo a sinistra”) e di costruzione (punta a una generica unità della sinistra, ammettendo al suo interno gli elementi riformisti).
E’ necessario costruire la massima unità di studenti e lavoratori allo scopo di rovesciare il governo di Karamanlis, con la prospettiva di sostituirlo non con un governo di centrosinistra che porterebbe avanti le stesse identiche politiche, ma con un governo di lavoratori per i lavoratori! E' questa la prospettiva in cui si muovono i nostri compagni dell'Okde-Ep (di cui abbiamo pubblicato nei giorni scorsi una corrispondenza sul nostro sito web).
La situazione che abbiamo di fronte (in tutto il mondo) è oggettivamente una situazione potenzialmente rivoluzionaria, ma al proletariato manca tragicamente quella “organizzazione dirigente” in grado di salvare il futuro dell’umanità rovesciando il capitalismo e la sua barbarie.
Questa organizzazione dirigente oggi più che mai non può che essere internazionale. La Lit (Lega internazionale dei lavoratori) lotta ogni giorno contro il tempo affinché le battaglie dei prossimi anni non siano disperse tragicamente perché prive di una prospettiva e di un programma rivoluzionari.

 
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