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Dopo il successo dello sciopero generale del 12 dicembre PDF Stampa E-mail
giovedì 18 dicembre 2008
 
Dopo il successo dello sciopero generale del 12 dicembre
CONTINUARE, SVILUPPARE E COORDINARE LA LOTTA
 

 

di Antonino Marceca
 
 
Lo sciopero generale del 12 dicembre ha dimostrato, attraverso l’adesione allo sciopero e la partecipazione alle manifestazioni, la forte disponibilità di milioni di lavoratori, nativi e immigrati, e di giovani studenti, a combattere l’azione del governo e del padronato che intendono scaricare su questi soggetti la crisi del capitalismo.
Una disponibilità alla lotta rafforzata dalle notizie che arrivano dalla Grecia dove il barbaro assassinio del giovane Alexis Grigoropoulos ha dato fuoco alle fascine che la crisi  capitalista ha accumulato nel Paese ellenico, dando avvio ad una lotta ad oltranza di studenti e lavoratori fino alla cacciata del governo reazionario di Karamanlis.
Dalla Grecia in lotta arriva un messaggio forte e chiaro anche ai lavoratori e agli studenti in Italia: bisogna unificare e coordinare le lotte che la crisi del capitalismo sta innescando  in diversi Paesi europei.
 

Una disponibilità crescente alla lotta
Lo sciopero generale del 12 dicembre è il secondo sciopero generale che si svolge nel Paese dopo quello del 17 ottobre, indetto da Rdb Cub, Conf. Cobas e Sdl.
Questi due momenti sono stati attraversati da forti mobilitazioni settoriali –la mobilitazione degli immigrati, lo sciopero del commercio, della scuola, del pubblico impiego, dei trasporti- da cui proveniva la richiesta di un momento di centralizzazione e unificazione delle vertenze contro il governo e il padronato. Nello stesso tempo cresceva la mobilitazione degli studenti medi e universitari contro la privatizzazione della scuola e dell’università.
Il 12 novembre il Direttivo Nazionale della Cgil di fronte alla proclamazione di una giornata nazionale di sciopero per il 12 dicembre con manifestazione a Roma di due importanti categorie –metalmeccanici e pubblico impiego- decide di fermarsi e non seguire la Cisl e la Uil nella firma di accordi che massacrano il salario, i diritti e le tutele dei lavoratori e proclama uno sciopero generale per il 12 dicembre. Una decisione importante, ma sofferta, quella della burocrazia sindacale, come evidenzia la proposta di appena 4 ore di sciopero con manifestazioni territoriali e con una piattaforma inadeguata.
Nell’arco di un mese, di fronte al precipitare della crisi capitalistica con i conseguenti licenziamenti di centinaia di migliaia di lavoratori precari (almeno 400 mila lavoratori nel settore privato e altri 100 mila nel settore pubblico) e il ricorso alla cassa integrazione (aumentata del 253% rispetto ad un anno fa), le Cgil regionali di Emilia Romagna, Sardegna, Molise, Puglia, Marche, Veneto, diverse Camere del Lavoro e molte categorie (Fp, Fiom, Flai, Filcams, Flc, Fisac, Filcem, Filt, Slc) decidono di estendere lo sciopero all’intera giornata lavorativa.
Per lo stesso giorno veniva inoltre indetta da parte di Cub, Sdl e Conf. Cobas, unite da un Patto di consultazione, una giornata di sciopero con manifestazioni territoriali e su una piattaforma più avanzata.
La scesa in campo nello stesso giorno di Cgil, Cub, Sdl, Conf. Cobas è un fatto di enorme importanza nella storia sindacale del nostro Paese perché può mettere fine ad un lungo periodo di settarismo alimentato dalle diverse burocrazie sindacali che non ha nulla a che vedere con la difesa degli interessi immediati e generali dei lavoratori.
 

Il 12 dicembre, una grande giornata di mobilitazione e di lotta
Proprio le dichiarazioni stizzite del governo, della Confindustria e dei sindacati corporativi (Cisl e Uil) prima sulla natura “strumentale e politica” e poi sul presunto “fallimento” dello sciopero generale evidenziano l’importanza dell’indipendenza di classe dei lavoratori di fronte ai governi della borghesia e al padronato.
Lo sciopero generale ha unificato nelle stesse strade e nelle stesse piazze migliaia di disoccupati, operai in cassa integrazione, precari, immigrati, studenti, insegnanti, commessi, infermieri, ferrotranvieri, lavoratori del pubblico impiego e delle industrie (alimentari, tessili, chimiche, metalmeccaniche, ecc.) e dei cantieri edili, una forza enorme che governo e padronato temono.
Proprio la forte adesione allo sciopero registrato alla Fiat il giorno prima dell’inizio di un mese di cassa integrazione che interessa 59 mila lavoratori di tutti gli stabilimenti da Mirafiori (To) a Termini imerese (Pa), così come la forte adesione all’Ilva di Taranto, dove due giorni prima si verificava l’ennesimo infortunio mortale sul lavoro che colpiva un operaio polacco,  evidenziano la disponibilità alla lotta dei settori centrali della classe operaia. Inoltre significativa e combattiva è stata la partecipazione degli studenti  alla manifestazione dei lavoratori, mentre le azioni contro i consolati greci, da Torino a Palermo, hanno espresso la volontà di unificare e coordinare la lotta sul terreno europeo.
Siamo certi che uno sciopero per l’intera giornata, sulla base di una piattaforma più avanzata e con manifestazione a Roma, malgrado le avverse condizioni metereologiche, poteva far tremare ancora di più questo governo reazionario. D’altronde che la lotta paga è dimostrato dalla parziale (e del tutto insufficiente ma indicativa) frenata nell’attacco alla scuola pubblica.
 

Facciamo come in Grecia, continuiamo la lotta
Adesso si tratta di approfondire ed estendere la lotta di fronte ad un governo che non intende retrocedere dagli attacchi ai lavoratori, agli immigrati, agli studenti, alle masse popolari, come dimostra  l’ultimo attacco ai diritti delle donne in tema di età pensionabile.
I segretari generali della Fiom-Cgil e della Fp-Cgil hanno ricordato che con l’anno nuovo ritorneranno a scioperare per otto ore con manifestazione a Roma. Giorgio Cremaschi, parlando a nome della Rete 28 aprile in Cgil, ha dichiarato che “a gennaio la mobilitazione dovrà riprendere”, il sindacalismo conflittuale (Cub, SdL, Conf. Cobas) si trova di fronte alla necessità di continuare il doppio percorso di mobilitazione e di unificazione su basi democratiche e di classe, come viene peraltro chiesto dalla stessa base.
Di fronte ad un governo reazionario che mette perfino in discussione il diritto di sciopero, di fronte ad un padronato che sta scaricando la crisi capitalistica sui lavoratori, sui precari e sugli immigrati, è necessario avanzare verso una maggiore unità nella lotta dei lavoratori, degli studenti e delle masse popolari.
Il Partito di Alternativa Comunista in questa lotta è stato presente con la propria forza organizzata di giovani e lavoratori. Nel contempo ritiene che l’unica via d’uscita, dal punto di vista dei lavoratori, dalla crisi capitalistica è la costruzione di una vertenza generale contro il governo e il padronato sulla base di una piattaforma unificante: per la difesa del salario e dei posti di lavoro (la cassa integrazione deve essere estesa a tutti i lavoratori, non deve andare oltre una settimana, deve essere a rotazione e il salario deve essere integrato dall’azienda, nessun lavoratore deve essere licenziato); per la difesa del diritto di sciopero e del contratto nazionale di lavoro; per la difesa della scuola, della sanità e dei servizi pubblici; per l’abrogazione di tutte le leggi razziste e di tutte le leggi precarizzazanti; per la riduzione dell’età pensionabile e per il ripristino della previdenza pubblica; per una nuova scala mobile dei salari e delle pensioni; per la nazionalizzazione delle banche e delle imprese che licenziano e chiudono, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori.
Lo sciopero generale di questo 12 dicembre, malgrado il freno delle burocrazie sindacali, può essere l’inizio di un reale percorso di lotta: un grande sciopero generale, prolungato, unitario e di massa che blocchi il Paese, spazzi via questo governo reazionario e faccia pagare la crisi alle banche e ai padroni. Ma per realizzare quest'ultimo obiettivo è necessario lottare per un governo dei lavoratori per i lavoratori, che avanzi verso l’instaurazione di quella economia pianificata (il socialismo) che è con sempre maggiore evidenza l'unica alternativa possibile alla catastrofe capitalistica. 

 
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