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Dopo il successo dello
sciopero generale del 12 dicembre
CONTINUARE, SVILUPPARE E
COORDINARE LA LOTTA
di Antonino
Marceca
Lo sciopero generale del 12 dicembre ha
dimostrato, attraverso l’adesione allo sciopero e la partecipazione alle
manifestazioni, la forte disponibilità di milioni di lavoratori, nativi e
immigrati, e di giovani studenti, a combattere l’azione del governo e del
padronato che intendono scaricare su questi soggetti la crisi del
capitalismo.
Una disponibilità alla lotta rafforzata dalle notizie che arrivano dalla Grecia
dove il barbaro assassinio del giovane Alexis Grigoropoulos ha dato fuoco alle
fascine che la crisi capitalista ha accumulato nel Paese ellenico, dando avvio
ad una lotta ad oltranza di studenti e lavoratori fino alla cacciata del governo
reazionario di Karamanlis.
Dalla Grecia in lotta arriva un messaggio forte
e chiaro anche ai lavoratori e agli studenti in Italia: bisogna unificare e
coordinare le lotte che la crisi del capitalismo sta innescando in diversi
Paesi europei.
Una disponibilità
crescente alla lotta
Lo sciopero generale del 12 dicembre è
il secondo sciopero generale che si svolge nel Paese dopo quello del 17 ottobre,
indetto da Rdb Cub, Conf. Cobas e Sdl.
Questi due momenti sono stati
attraversati da forti mobilitazioni settoriali –la mobilitazione degli
immigrati, lo sciopero del commercio, della scuola, del pubblico impiego, dei
trasporti- da cui proveniva la richiesta di un momento di centralizzazione e
unificazione delle vertenze contro il governo e il padronato. Nello stesso tempo
cresceva la mobilitazione degli studenti medi e universitari contro la
privatizzazione della scuola e dell’università.
Il 12 novembre il Direttivo
Nazionale della Cgil di fronte alla proclamazione di una giornata nazionale di
sciopero per il 12 dicembre con manifestazione a Roma di due importanti
categorie –metalmeccanici e pubblico impiego- decide di fermarsi e non seguire
la Cisl e la Uil nella firma di accordi che massacrano il salario, i diritti e
le tutele dei lavoratori e proclama uno sciopero generale per il 12 dicembre.
Una decisione importante, ma sofferta, quella della burocrazia sindacale, come
evidenzia la proposta di appena 4 ore di sciopero con manifestazioni
territoriali e con una piattaforma inadeguata.
Nell’arco di un mese, di fronte al precipitare
della crisi capitalistica con i conseguenti licenziamenti di centinaia di
migliaia di lavoratori precari (almeno 400 mila lavoratori nel settore privato e
altri 100 mila nel settore pubblico) e il ricorso alla cassa integrazione
(aumentata del 253% rispetto ad un anno fa), le Cgil regionali di Emilia
Romagna, Sardegna, Molise, Puglia, Marche, Veneto, diverse Camere del Lavoro e
molte categorie (Fp, Fiom, Flai, Filcams, Flc, Fisac, Filcem, Filt, Slc)
decidono di estendere lo sciopero all’intera giornata lavorativa.
Per lo
stesso giorno veniva inoltre indetta da parte di Cub, Sdl e Conf. Cobas, unite
da un Patto di consultazione, una giornata di sciopero con manifestazioni
territoriali e su una piattaforma più avanzata.
La scesa in campo nello
stesso giorno di Cgil, Cub, Sdl, Conf. Cobas è un fatto di enorme importanza
nella storia sindacale del nostro Paese perché può mettere fine ad un lungo
periodo di settarismo alimentato dalle diverse burocrazie sindacali che non ha
nulla a che vedere con la difesa degli interessi immediati e generali dei
lavoratori.
Il 12 dicembre, una
grande giornata di mobilitazione e di lotta
Proprio le
dichiarazioni stizzite del governo, della Confindustria e dei sindacati
corporativi (Cisl e Uil) prima sulla natura “strumentale e politica” e poi sul
presunto “fallimento” dello sciopero generale evidenziano l’importanza
dell’indipendenza di classe dei lavoratori di fronte ai governi della borghesia
e al padronato.
Lo sciopero generale ha unificato nelle stesse strade e
nelle stesse piazze migliaia di disoccupati, operai in cassa integrazione,
precari, immigrati, studenti, insegnanti, commessi, infermieri, ferrotranvieri,
lavoratori del pubblico impiego e delle industrie (alimentari, tessili,
chimiche, metalmeccaniche, ecc.) e dei cantieri edili, una forza enorme che
governo e padronato temono.
Proprio la forte adesione allo sciopero
registrato alla Fiat il giorno prima dell’inizio di un mese di cassa
integrazione che interessa 59 mila lavoratori di tutti gli stabilimenti da
Mirafiori (To) a Termini imerese (Pa), così come la forte adesione all’Ilva di
Taranto, dove due giorni prima si verificava l’ennesimo infortunio mortale sul
lavoro che colpiva un operaio polacco, evidenziano la disponibilità alla lotta
dei settori centrali della classe operaia. Inoltre significativa e combattiva è
stata la partecipazione degli studenti alla manifestazione dei lavoratori,
mentre le azioni contro i consolati greci, da Torino a Palermo, hanno espresso
la volontà di unificare e coordinare la lotta sul terreno europeo.
Siamo
certi che uno sciopero per l’intera giornata, sulla base di una piattaforma più
avanzata e con manifestazione a Roma, malgrado le avverse condizioni
metereologiche, poteva far tremare ancora di più questo governo reazionario.
D’altronde che la lotta paga è dimostrato dalla parziale (e del tutto
insufficiente ma indicativa) frenata nell’attacco alla scuola
pubblica.
Facciamo come in
Grecia, continuiamo la lotta
Adesso si tratta di approfondire
ed estendere la lotta di fronte ad un governo che non intende retrocedere dagli
attacchi ai lavoratori, agli immigrati, agli studenti, alle masse popolari, come
dimostra l’ultimo attacco ai diritti delle donne in tema di età
pensionabile.
I segretari generali della Fiom-Cgil e della Fp-Cgil hanno
ricordato che con l’anno nuovo ritorneranno a scioperare per otto ore con
manifestazione a Roma. Giorgio Cremaschi, parlando a nome della Rete 28 aprile
in Cgil, ha dichiarato che “a gennaio la mobilitazione dovrà riprendere”, il
sindacalismo conflittuale (Cub, SdL, Conf. Cobas) si trova di fronte alla
necessità di continuare il doppio percorso di mobilitazione e di unificazione su
basi democratiche e di classe, come viene peraltro chiesto dalla stessa
base.
Di fronte ad un governo reazionario che mette perfino in discussione il
diritto di sciopero, di fronte ad un padronato che sta scaricando la crisi
capitalistica sui lavoratori, sui precari e sugli immigrati, è necessario
avanzare verso una maggiore unità nella lotta dei lavoratori, degli studenti e
delle masse popolari.
Il Partito di Alternativa Comunista in questa lotta è
stato presente con la propria forza organizzata di giovani e lavoratori. Nel
contempo ritiene che l’unica via d’uscita, dal punto di vista dei lavoratori,
dalla crisi capitalistica è la costruzione di una vertenza generale contro il
governo e il padronato sulla base di una piattaforma unificante: per la difesa
del salario e dei posti di lavoro (la cassa integrazione deve essere estesa a
tutti i lavoratori, non deve andare oltre una settimana, deve essere a rotazione
e il salario deve essere integrato dall’azienda, nessun lavoratore deve essere
licenziato); per la difesa del diritto di sciopero e del contratto nazionale di
lavoro; per la difesa della scuola, della sanità e dei servizi pubblici; per
l’abrogazione di tutte le leggi razziste e di tutte le leggi precarizzazanti;
per la riduzione dell’età pensionabile e per il ripristino della previdenza
pubblica; per una nuova scala mobile dei salari e delle pensioni; per la
nazionalizzazione delle banche e delle imprese che licenziano e chiudono, senza
indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori.
Lo sciopero generale di questo 12 dicembre,
malgrado il freno delle burocrazie sindacali, può essere l’inizio di un reale
percorso di lotta: un grande sciopero generale, prolungato, unitario e di massa
che blocchi il Paese, spazzi via questo governo reazionario e faccia pagare la
crisi alle banche e ai padroni. Ma per realizzare quest'ultimo obiettivo è
necessario lottare per un governo dei lavoratori per i lavoratori, che avanzi
verso l’instaurazione di quella economia pianificata (il socialismo)
che è con sempre maggiore evidenza l'unica alternativa
possibile alla catastrofe capitalistica.
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